08/08/2025
Sītā, Cenerentola e l’archetipo della donna perfetta
C’è un’attività in cui si realizzano i miei più interessanti attimi creativi: pulire le fughe delle piastrelle!
Non ci crederai, ma mentre sfrego, lucido, sciacquo e asciugo, la mia mente trova connessioni, elabora e porta in luce pensieri nascosti in qualche angolo della mia mente.
In una posizione così umile, in ginocchio a raschiare il pavimento, trovo ispirazione!
Mi sono vista come Cenerentola nella famosa scena del cartone animato Disney, c’era anche il mio gatto che camminava lasciando impronte dove avevo appena pulito, questa immagine si è ritrovata a confrontarsi con quella di Sītā!
Nelle ultime settimane ho affrontato, insieme al Professor Diego Manzi, che sempre mi apre nuovi orizzonti grazie alla sua conoscenza, uno dei testi più famosi in India: il l Rāmāyana, testo epico e glorioso da cui ancora oggi gli indiani traggono grande ispirazione.
La protagonista femminile di questo testo è Sītā.
Il suo nome, in sanscrito, significa “solco”, è presente nella letteratura indiana in diversi contesti in cui si racconta che nasce da un solco nella terra, nasce quindi dalla terra ed è considerata, proprio per questo, dea dell’agricoltura e protettrice dei frutti della terra.
«O Solco (Sītā) propizio, noi ti veneriamo.
Noi ti preghiamo, avvicinati a noi per renderci prosperi e per benedirci
e donaci raccolti abbondanti.»
(Ṛgveda Saṃhitā IV, 57)
Cosa potranno mai avere in comune Sītā e Cenerentola?
Entrambe rappresentano l’archetipo della donna perfetta, perfetta per la società creata per noi dal patriarcato, se non vogliamo utilizzare una parola oggi molto abusata e a volte anche a sproposito, il mondo creato per noi dal potere, il potere che, sia in oriente, sia in occidente, è in mano agli uomini e non alle donne.
Nella mia vita, per molto tempo, ho creduto che la serenità, la salvezza, la vita armoniosa che immaginavo per me, sarebbe accaduta solo se avessi trovato il compagno perfetto, quel principe salvifico che, evidentemente, si era innestato nella mia mente come possibile e reale.
Ho dovuto lavorare non poco su di me per capire che mi sarei salvata da sola!
Ma torniamo a Cenerentola e Sītā, ci sono alcuni parallelismi tra queste due figure femminili: entrambe sono umili e devote alla famiglia e arrivano da una realtà privilegiata, la prima è di famiglia ricca e nobile, la seconda è addirittura una dea.
Entrambe si troveranno a dover affrontare una vita più dimessa rispetto alla loro condizione naturale.
Cenerentola viene resa schiava dalla sua stessa famiglia di adozione e Sītā sceglierà, in quanto moglie fedele e perfetta, di seguire il marito, il principe Rāma, avatara del Dio Viṣṇu, nel suo esilio nella foresta.
Entrambe accettano la loro condizione, ma mantengono vivo nel cuore il sogno di una realtà diversa.
Qui però le analogie finiscono:
Cenerentola troverà la salvezza grazie al principe che si innamorerà della sua bellezza, Sītā, invece, dopo aver accettato per molto tempo tutte le condizioni dettate dal marito (non sto qui a raccontarvi tutta la storia perché è lunga e complicata) ad un certo punto deciderà di sparire in un solco della terra da cui era venuta, affrancandosi definitivamente dalla sua vita di moglie e madre perfetta!
Sītā si salva da sola!
Nonostante l’India sia un Paese dove la condizione femminile è per certi versi ancora deprecabile, Sītā è l’eroina per eccellenza.
Incarna l’archetipo della moglie devota, della madre perfetta, ma anche, nonostante sembri una contraddizione, della donna capace di decidere per sé stessa e di tenere testa la marito.
Cenerentola, invece, è solo una brava ragazza che non riesce a trovare da sola il proprio riscatto: senza la magia della fata Smemorina e senza il principe, sarebbe ancora ferma a subire le angherie di matrigna e sorellastre.
Per fortuna oggi si raccontano storie diverse, con protagoniste femminili che si discostano dallo stereotipo narrato nelle storie citate e in molte delle storie con cui sono cresciuta, la strada è ancora lunga e tortuosa, è difficile scardinare una cultura vecchia di millenni, ma tendenzialmente sono fiduciosa e spero che in futuro ogni ragazza possa trovare in sé stessa la propria strada!